Anche gli animali sono sfigati?
Cani, gatti, cavalli, bovini, pappagalli e persino un wallaby: anche il mondo animale conosce l'acalasia. Una riflessione, tra curiosità e amarezza, su come viene diagnosticata a chi non può raccontarcela a parole.
Anche gli animali sono sfigati?
Girovagando per il web in cerca di informazioni sull'acalasia, un giorno mi venne un dubbio: e se anche gli animali l'avessero? Magari su di loro avevano sperimentato di più, scoperto altro, esistevano altre metodologie chirurgiche, una dieta specifica… Te lo eri mai domandato?
Scoprii che, sì, anche gli animali possono presentare questa malattia.
Quali animali possono averla?
Cercando su internet e parlandone con dei veterinari, ho scoperto che le altre specie con cui condividiamo questa sventura sono: cani, gatti, lama, cavalli, bovini, maiali, topi, ratti, furetti, opossum, pappagalli… pure il parma wallaby!!! A questo punto mi chiedo quanti altri animali potrebbero averla!
Anche il parma wallaby è tra le specie in cui è stata descritta l'acalasia.
Potrebbe essere che tutti i mammiferi abbiano la possibilità di presentare tale condizione? Forse l'unica differenza è che, per alcuni, questa patologia non è mai stata presa in considerazione.
All'inizio ho provato una profonda pena per questi animali, perché non possono neanche lamentarsi del dolore e attirare l'attenzione. Inoltre, nei trattati, dopo aver trovato la diagnosi giusta ed essere intervenuti chirurgicamente, bisogna costringere l'animale a mangiare in verticale, così da permettere al cibo di scendere per gravità.
Infine si dice che l'intervento sia risolutivo, ma non lo è: solo che nessuno può saperlo, perché l'animale — che vedi mangiare gioioso perché prima moriva di fame — non sa comunicarti a parole che soffre ancora.
Che sia più doloroso per un quadrupede che per un bipede? Chissà! Di sicuro l'opossum non può più stare a testa in giù!
Una diagnosi che arriva più in fretta agli animali?
Ma poi ho riflettuto che, paradossalmente, sembra più facile che l'acalasia venga diagnosticata agli animali che a degli umani. L'hanno scoperta addirittura ai wallaby, ma dai! Questa è una constatazione tristissima. Perché?
Gli umani possono dirti a chiare lettere che hanno male, dove, quando… ma molti medici non gli credono, dicono sia ansia, stress, anoressia! Nessun veterinario si sognerebbe di dirlo al proprio paziente: sarebbe ridicolo. Esegue esami finché non ha trovato la diagnosi, e basta. Fa il suo lavoro.
Esiste una vera e propria sedia per cani
Si chiama sedia di Bailey ed è pensata proprio per far mangiare in verticale i cani con megaesofago, permettendo al cibo di scendere per gravità — lo stesso principio che tanti acalasici imparano a conoscere sulla propria pelle.
La sedia di Bailey: la versione canina del "mangiare in verticale".
Una riflessione, con il sorriso
Forse dovremmo andare da un veterinario, che almeno non valuterebbe di mandarci da uno psichiatra. Forse attireremmo più attenzione abbaiando, con gli occhioni dolci e scodinzolando. Ma forse, a quel punto, uno psichiatra servirebbe davvero.
Fonti
- ENDOVET – ENDOscopia VETerinaria. Megaesofago. C'è qualcosa di nuovo? Leggi il documento
- HHMI News. Parrots offer clues to human esophageal disorder. 2010. hhmi.org
- Studio: Electrical vagus nerve stimulation restores motility in an animal model of achalasia. 2003. PubMed