Ilenia: la prof della giungla

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"Quando di qualcosa si conosce il nome, a volte fa meno paura."

Ciao, sono Ilenia (ma chiamatemi pure Irpy, è il mio soprannome storico) e sono un'insegnante di inglese in una giung… pardon, alle scuole medie.

Ho 32 anni e quando ne avevo 28 mi è stata diagnosticata l'acalasia di tipo 3. Ma fermi tutti: magari i sintomi si fossero manifestati solo qualche anno prima dell'intervento!

Nel 2009/2010 sono comparsi quelli che, successivamente, ho scoperto essere alcuni dei sintomi, ossia bruciori e dolori retrosternali notturni e acidità di stomaco. Per me però era tutto regolare. Sono nata e cresciuta a Siena e adesso vivo in paesello in provincia, ma si sa: in Toscana si mangia bene e tra un tagliere di affettati e formaggi, accompagnati da un calice di Nobile di Montepulciano, l'acidità ci può stare!

Avrei dovuto iniziare a preoccuparmi quando nel 2012, in un rovente pomeriggio di luglio, ebbi quello che si può definire lo spasmo più doloroso mai provato. Ero in autobus, in piedi, quando ho sentito un forte dolore all'esofago, come se me lo stessero schiacciando con un pugno. Ero piegata "a sette" (ossia così: 7) dal dolore, un dolore durato mezz'ora, tutto il tragitto dal centro città a casa mia. Sedermi mi avrebbe fatto stare meglio, ma solo una signora si è accorta che stavo male e ha voluto cedermi il posto. Peccato che ormai fossi arrivata. Pazienza!

Quelli sono stati gli unici e sporadici sintomi fino al 2014, quando piano piano ha iniziato a manifestarsi la disfagia. Mangiare diventava sempre più difficile, ma per fortuna non avevo grosse difficoltà. Ogni tanto il cibo si bloccava, però riuscivo a buttarlo giù anche senza dover bere acqua. Questa è stata la situazione per due anni, fino al 2016, quando la disfagia è peggiorata: il bolo scendeva solo se masticato piano e bene e facevo fatica anche con i liquidi, ecchesseccatura! Ma per fortuna è rimasta stabile fino al 2021, l'anno dell'intervento. Una sera, credo fosse autunno 2016, mi si era bloccata in gola una forchettata di bucatini con i broccoli. Sono corsa in bagno a rigurgitare e ci sono riuscita, ma a fatica. Ho provato un senso di sconforto misto a paura.

"Qualcosa non va, questo non è normale", dissi con i lucciconi agli occhi.

E ora passiamo al 2017. Siccome l'acalasia non mi basta, a undici anni mi è stata diagnosticata l'epilessia, che ho sempre tenuto sotto controllo con i farmaci. Ma il 9 marzo, dopo dodici anni di assenza e sotto terapia, sono tornate ben due crisi in un giorno solo. Come tutte le prof sono un po' una strega sensitiva e sapevo decisamente che quel giorno sarebbe accaduto qualcosa.

Quell'anno è stato costellato da attacchi di ansia e panico ("oddio, e se mi viene una crisi quando sono in macchina?"), tant'è che sono andata in psicoterapia. Ma la disfagia non passava. "Ile, è ansia. Smettila, non hai niente. Non c'è bisogno di dirlo ai dottori." Passati due anni, nel 2019 ho finito il percorso dalla psicologa. Stavo bene di testa, eppure il problema fisico persisteva: "Ma com'è che qui ancora faccio fatica a deglutire?". Così, per una volta, ho fatto di testa mia e ho detto tutto quello che voi leggete a quel sant'uomo del mio neurologo. Una mente brillante. Ha capito subito dove reindirizzarmi e quali esami fare: manometria HR ed rx al San Donato di Arezzo. Nel giro di due mesi ho avuto la diagnosi. Finalmente, dopo anni passati a lambiccarmi il cervello su cosa potessi avere, tutti quei sintomi avevano preso un nome.

Perché si sa, quando di qualcosa si conosce il nome, a volte fa meno paura.

In tempo zero sono stata mandata all'Ospedale Cisanello di Pisa, dove si trova il Centro Regionale di riferimento di Chirurgia dell'Esofago. Se la memoria non mi inganna, dopo la prima visita lì mi era stata nominata anche Padova, altra eccellenza nazionale.

Ma chi me la faceva fare di andare fin lassù, in una valle di nebbia, quando avevo un centro specializzato sotto casa, a poco meno di due ore di macchina? Nessuno! Così sono rimasta all'interno del Granducato di Toscana, e mai scelta fu più azzeccata.

Dal 2019 sono passati solo due anni prima di essere operata dall'équipe di Santi (no pun intended, il primario si chiama così, giuro!) di Cisanello.

A marzo 2021, in pieno secondo lockdown, i miei genitori mi hanno mollato davanti all'ospedale e li ho salutati con un "Ci vediamo tra una settimana!". Sono stata sottoposta a Heller-Dor con tecnica laparoscopica robot-assistita ed ero serena e contenta perché sarei tornata a godermi il cibo senza ansie. Un po' di paura comunque c'era… chi non ne ha, in fondo? Mi ritengo una persona fortunata sotto questo punto di vista: aver trovato dei dottori gentili, preparati e soprattutto umani è stato rassicurante.

"Allora Ilenia, vogliamo tornare a mangiare per bene?" mi chiese il chirurgo mentre si infilava i guanti, con Umberto Tozzi che passava in sala dalla radio in filodiffusione.
"Sì, per favore!", risposi prima che l'anestesia facesse effetto.

E adesso eccomi qui, con solo uno sporadico reflusso laringoesofageo, a mangiare (quasi) tutto!

Questa è la mia storia, una storia con un finale che avrebbe meritato anche la giovane Giusy, una rara che purtroppo non ce l'ha fatta.

So… thank you all for reading!

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